Nelle realtà provinciali le donne single,
a ridosso dei 30 anni, diventano zitelle.
Le loro madri sono costrette a ricevere la non richiesta compassione di tutti, a suon di frasi come “vedrai che anche tua figlia ce la farà.” Scatta poi il pressing a discapito delle dirette interessate, mille volte le stesse domande da parte di chiunque:

– Ma allora te lo sei trovato il fidanzato?
– Ma quando ti sposi?
– Ma un figlio?

Ecco, a me questa cosa fa salire un nazismo che in confronto Hitler sarebbe stato un moderato di sinistra. Questa mentalità mi catapulta a 50 anni fa, quando le nostre nonne non potevano permettersi nessun’altra ambizione che questa:
andare a messa ogni domenica,
preparare una buona “dote”,
sposare un uomo onesto,
figliare come i conigli,
cucinare, stirare,
figliare ancora,
pulire casa,
cucinare,
figliare.
Ecco, nelle realtà provinciali il mondo si è fermato a quegli anni. Lotte sociali lunghe decenni, donne morte per i propri diritti, emancipazione e coraggio, voglia di indipendenza ottenuta col sangue. Tutto per arrivare nel 2016, avere quasi 30 anni, essere donna e doversi sentire addosso le stesse domande:
A quando il matrimonio?
A quando i figli?

No, no e ancora no:
le donne single, a ridosso dei 30 anni,
non diventano assolutamente nient’altro.
Rimangono donne. Con le proprie ambizioni e i propri traguardi da raggiungere.
Lavorativi, artistici, familiari, sentimentali, culturali, ma sono cazzi e stracazzi loro.
Quindi SMETTIAMOLA di far sentire a tutte le donne single di 30 anni il peso di non aver ancora fatto gol. Il calcio non è più l’unica strada, in Italia è dura da digerire ma è così. C’è chi gioca a calcio, chi gioca a basket, chi fa corsa e chi fa danza. Lasciatele libere di vincere le loro gare, e se proprio dovete chiedere loro qualcosa, chiedete questo:

– Sei felice e soddisfatta della tua vita?

Se la risposta sarà Sì,
non ci sarà altro da chiedere.

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