Ieri sera, sul treno per Lucerna, ho incontrato l’amore di una vita. Una donna anziana di 77 anni, diretta a Como insieme a sua figlia. Ha iniziato a parlarmi dolcemente, mentre sua figlia parlava al telefono. Tornavano dalla provincia di Avellino, le ho chiesto se fossero scese per vacanza. Nella sua voce, stanca e un po’ tremante, l’accento campano troneggiava come il Vesuvio su Napoli,
– Io ormai vivo qui a Como, con i miei figli e i miei nipoti. Ma quando tocca, scendiamo.
– Scendete spesso giù?
– Figlio mio, io ad Avellino scendo una volta al mese.
– Sempre in treno?
– Sempre.
– È un viaggio stancante…
– L’aereo mi mette paura.
– E come mai scendete così spesso?
– Eh. Ad Avellino sta mio marito.
– Lavora giù?
Allora lei ha sorriso, mentre i suoi occhi iniziavano a tremare liquidi. Mi ha messo una mano sul ginocchio, come se dovesse tenersi per poter dire quella frase,
– Adesso non lavora più, no. Adesso si riposa. E se io non lo vado a trovare una volta al mese, muoio appresso a lui.
Poi ha fatto una pausa per calmare la voce spezzata, continuava a sorridere facendo di sì con la testa,
– Sono tredici anni, che lo vado a trovare. Ma non mi stanco. Quando poi che tocca a me, mi vado a riposare insieme a lui. Il posto già sta.
Mi ha guardato poi negli occhi, con i suoi ormai sciolti. Eppure neanche una lacrima sulle guance, come se fosse ormai allenata a tenerle lì sul bordo,
– Tanto lui mi aspetta, è vero giovanó? Che l’amore pure questo è: sapere aspettare.

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