Incontro e saluto con molto piacere due vecchi compagni di scuola. Ho frequentato con lui le scuole medie e quelle superiori, con lei solo la seconda parte del viaggio. Si sono conosciuti, innamorati e fidanzati lì, tra i banchi del primo anno di Liceo. Li incontro e li saluto con molto piacere, ancora insieme dopo quasi nove anni.

Invidio le persone che, come loro, si amano da sempre.
Li invidio e li ammiro, li osservo e mi sembrano grandi e solidi come i Pirenei, mi esplodono ogni volta le pupille dentro agli occhi.
Quando eravamo più piccoli, negli anni delle scuole, ricordo che li prendevamo un po’ in giro. Sempre lì, a scambiarsi terabyte di amore anche quando l’unità di misura erano ancora i floppy disk, noi ci ridevamo su, dicevamo che non sapevano godersi la vita, dicevamo che “che palle”, dicevamo che “madonna le manette”, e loro non se ne curavano, impegnati a scambiarsi le vagonate d’amore, concentrati come gli artificieri due attimi prima di tagliare il filo rosso.
Sono ormai passati gli anni, mi sono passate tra le mani non so quante donne, non so quanti letti, non so quanti baci, non so quante città, non so quanti attimi sbagliati, momenti sprecati, occasioni perse, emozioni appassite, ricordi dolorosi, prospettive entusiasmanti e promesse non mantenute.
Ma loro, loro sono ancora solidissimamente, inequivocabilmente, fermamente ancorati lì. A scambiarsi lo stesso amore di sempre.

Ho passato molti anni a dire che quelle coppie non sapevano godersi la vita, ho finito col rendermi conto che la vita ero io, a non averla ancora capita. Ora quindi li invidio e li ammiro, li osservo nel loro vorticoso e incessante flusso bi-direzionale di sentimenti, provo a fare un calcolo del numero di baci che si saranno dati, di carezze sulla spalla, di strizzate di culo e tirate di capelli, mi si frigge il cervello nel non saper immaginare come si faccia, dopo tutto quel tempo, a baciarsi ancora una volta come fosse la prima. Non cambiano le labbra, non cambia la lingua, il sapore, gli occhi chiusi, il naso che tocca quello dell’altro, non cambia la mano che accarezza il volto e quella che accarezza i capelli. Non cambia apparentemente nulla, ogni volta sembra sia sempre la stessa, eppure evidentemente sono loro a cambiare, a riempirsi sempre più del sentimento che essi stessi generano stando insieme. È qualcosa di magico, che va contro le leggi naturali, come molte delle che hanno a che fare con le faccende del cuore.

Li invidio, li ammiro,
e ringrazio ogni giorno che ci siano.

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