Quando eravamo piccoli, nostra nonna cucinava un sacco di roba buona, quasi sempre fritta. Polpette, frittelle, patatine, friggeva anche la verdura, i bicchieri e le posate in acciaio. Noi avevamo fame sempre, quando cucinava lei, e lei prontamente ci accontentava con un gesto. Lo ricordo come fosse ieri, quel gesto, anche se sono passati ormai tanti anni:
– Levava le polpette dall’olio caldo;
– Le travasava sulla carta assorbente;
– Ne prendeva una con due dita;
– La apriva a metà, soffiava, sorrideva e ce la porgeva.
Noi la mangiavamo senza scottarci, era la cosa più buona dell’universo, è un sapore che non ha mai lasciato le mie papille gustative.

I nostri genitori e gli altri adulti intorno si chiedevano divertiti come caspita facesse, a prendere quelle polpette bollenti con le dita. Dicevano fosse impossibile non scottarsi, che avesse ormai perso la sensibilità a furia di farlo, forse acquisito dei calli come i chitarristi.

Ci pensavo ieri, a quel gesto lì, e credo di aver finalmente capito perché riuscisse a farlo senza scottarsi, ogni santa volta.
Ci amava, nostra nonna,
ci amava come non saprei dire.
Non si scottava perché il nostro sorriso era più forte di ogni scottatura, più forte di ogni calore. Era ai suoi occhi la cosa più calda che ci fosse, il sorriso di un nipote felice. E avrebbe preso con due dita anche la lava dal Vesuvio, pur di vedere quel sorriso sul nostro volto.

Credo fosse questo, il motivo per cui non si scottava mai.
Credo fosse questo, il segreto di nostra nonna.
Credo sia questo, il segreto di ogni nonna.

Avere l’amore sulla punta delle dita.

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